| Email dalla Ulyxes 4 |
| Autore: is0ezz |
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E' ancora Atlantico...
Ci siamo. Il mio tempo ai Caraibi è ormai agli sgoccioli. Sono ancora a Philipsburg (Sint Marteen), nel nord delle Isole di Sottovento delle Indie Occidentali, come, in passato, venivano denominate le isole più a nord nella corona dei Caraibi. Ormai siamo a metà di maggio e non è prudente restare oltre; la data in cui inizia "ufficialmente" il rischio urgani è il 1° giugno, ma rischio uragani significa non solo Caraibi, ma anche tutta la metà occidentale dell'Oceano Atlantico, e anche oltre. Ecco perchè è prudente partire per la metà di maggio, ai primi di giugno si saranno percorse ormai abbastanza miglia verso Est da poter vivere senza patemi. Resta il problema delle burrasche che sono ancora molto frequenti e virulente, i venti forza 10 non sono rari, ma non c'è scelta, aspettare oltre non si può, l'esito di un incontro con un uragano è quasi scontato, quindi meglio partire mettendo in conto una o più burrasche. Anche la situazione meteorologica locale ormai non fa più godere della permanenza qui, piove molto spesso, fa un caldo umido non sempre gradevole e in quest'isola le zanzare sono una vera calamità, feroci e abbastanza indifferenti ai normali repellenti. Ecco quindi che siamo ormai pronti alla partenza per la traversata di ritorno, tanti lavori e lavoretti sono stati fatti, ho istallato dei pannelli fotovoltaici aggiuntivi perchè le batterie sono sempre affamate di corrente e non voglio sprecare ore-motore giusto per la ricarica; ho rinnovato le guarnizioni degli osteriggi per combattere le infiltrazioni d'acqua che, finora, sono state una piaga durante la navigazione con cattivo tempo, speriamo di esserne venuti a capo, ma non mi faccio troppe illusioni, già altre volte pensavo di aver risolto il problema. Prima di partire c'è anchè un momento di riflessione e di meditazione. Questa è per me la seconda traversata atlantica in solitario. La prima, quella negli Alisei, a parte la burrasca iniziale, che non era in conto ma che è arrivata, è stata quello che tutti si immaginano; venti portanti, nel mio ure deboli, temperature tropicali, condizioni generalmente buone. La barca che va praticamente da sola e si arriva dall'altra parte freschi e riposati con la prospettiva di una fantastica vacanza. Quest'altra traversata invece ha un altro carattere. Questa volta si va verso il freddo. Le prime centinaia di miglia saranno di bolina negli Alisei, i venti portanti si incontreranno solo molto avanti, saranno quelle correnti occidentali che si incontrano alla latitudine delle Isole Azzorre circa e che sono le stesse che trasportano le grandi perturbazioni che poi, dopo aver traversato l'oceano, si riversano sull'Europa. Ci saranno fasi di bonaccia, nei momenti in cui l'alta pressione delle Azzorre sarà stabilizzata ma bisognerà fare i conti con il cattivo tempo. La barca comunque è ben preparata, lo skipper pure, la necessità di spostarsi improcrastinabile e quindi si va. Destinazione pianificata l'isola di Flores, nelle Azzorre, a circa 2100 miglia nautiche. Una gemma disperatamente dispersa nel mezzo dell'oceano, della quale ho sentito descrizioni entusiastiche, tale dovrebbe essere la sua bellezza, tanto più preziosa in quanto pochi la visitano, per varie ragioni di convenienza nautica. Quella che segue è la trascrizione del giornale di bordo, scritto in tempo reale durante i 24 giorni di traversata, se avrete la pazienza di leggerla avrete un'idea di prima mano di come io e Ulyxes siamo felicemente arrivati a destinazione. 16 maggio - primo giorno 06:45 - Si parte! Lascio l'ancoraggio di Philipsburgs per Flores, il plotter dice che ci sono 2099 miglia da fare. Bene. Non appena doppio Cape White, a sud, e quindi abbandono il Mar dei Caraibi ed entro in Oceano Atlantico, le condizioni del mare mutano, non più la tranquillità di un mare molto riparato ma, subito l'onda lunga oceanica ci accoglie. Vento da Est 10 nodi, temperatura 31°C, mare poco mosso, rotta 040°, velocità 4 nodi. Sono molto sereno e tranquillo, sono felice di fare questa traversata e di dirigermi verso le amate Isole Azzorre. Non so che cosa l'oceano mi presenterà, ma questo non mi toglie la serenità. Farò quel che sarà necessario, al meglio delle capacità mie e di Ulyxes, ma devo andare avanti e riportare me e la mia barca a casa. Una cosa alla quale devo prestare la massima attenzione è riposare ogni volta che se ne presenterà la possibilità, la gestione delle energie è per me di importanza capitale, non devo farmi sorprendere dal cattivo tempo in condizioni di affaticamento, la fatica annebbia la mente e ritarda l'azione, un navigatore solitario non se lo può permettere. 11:45 - La barca rallenta, controllo e vedo che abbiamo preso col timone la cima e i galleggianti di una delle moltissime nasse che infestano tutte le coste caraibiche; che seccatura. Manovro e fatico per una mezzora circa, tagliando e recuperando cima a più riprese. Alla fine mi ritrovo con la barca libera e in mano ho l'estremità della cima che si immerge in mare, verso la nassa che sta sul fondo. Sto per ributtarla quando mi chiedo che cosa ci può essere sotto, a una quarantina di metri di profondità. Se butto la cima in mare la nassa è comunque perduta perchè non ci sono più galleggianti a segnalarne la posizione, e allora tanto vale, siamo fuori vista della costa, nessuna barca in vista e ci dò dentro a salpare. Un duro lavoro per una sola persona, ci vogliono molti sforzi, una bracciata dietro l'altra e, alla fine, la nassa, una grossa gabbia di ferro rugginoso, viene in superficie. La tiro sù, lungo la murata, e quale vista! Dentro ci sono due aragoste e un bellissimo pesce tropicale. Sono incredulo, io che a traina non prendo mai niente, questa volta ho trainato una nassa con un tesoro dentro. Non è stato facile ma sono riuscito, in qualche modo, a prelevare le due creature con le antenne, il pesce invece l'ho lasciato nella nassa, non c'è da fidarsi a mangiare questi pesci di scogliera corallina, possono essere gravemente tossici. Beh, come inizio di traversata non mi posso proprio lamentare. 17:00 - Temporale con rinforzo improvviso di vento, poi calma piatta. Ne approgrotto e mi dedico a cucinare, condire e mangiare l'aragosta più piccola, fatta alla catalana. Una delizia, ne mangio a volontà ed ho anche del Nuragus bianco in fresco, che combinazione! Durante la notte devo coprirmi meglio, non posso crederci, sono ancora in vista di Sint Maarten e ho già freddo. Durante la notte faccio sonnellini di 90 minuti con Polifemo, il radar, su allarme automatico, speriamo che se vede qualcosa riesca a svegliarmi, il cicalino non è molto forte e l'amplificatore che gli ho appiccicato, uno di quelli da cintola per manifestazione studentesca, non può essere usato a volume alto perchè innesca e fischia da matti. 17 maggio - secondo giorno La mia specialità è non trovare mai il vento che ci si aspetta secondo le statistiche, però stavolta mi sono superato, le previsioni di ieri (non le statistiche!) davano per oggi vento da SSE 15/20 nodi, con rovesci. Bene, non c'è un accidente di niente, bonaccia assoluta, col sole. E noi ci lamentiamo tanto del nostro Meteomar che, secondo noi, non ci azzecca mai! Risultato: nelle prime 30 ore ho percorso la bellezza di 64 miglia. Come esordio velocistico non c'è male. La seconda aragosta, di notevoli dimensioni, viene cucinata. In parte va nel sugo di pomodoro per tanti spaghetti all'aragosta e il rimanente condita con aglio, olio e aceto. Il poco vento che ogni tanto arriva è da ENE. In qualche modo riusciamo a percorrere 60 miglia. 18 maggio - terzo giorno La presenza di temporali mi induce a prendere i terzaroli alla randa, ma i venti si mantendono deboli e, del resto, le previsioni parlavano di 5/10 nodi. Per fortuna però non sono mai contrari, per cui, anche se stentatamente, si procede in rotta. Ogni tanto però arriva un rinforzo sui 20 nodi che fa partire in velocità Ulyxes che, con tutte le vele spiegate di inclina gagliardamente a sinistra, però durano sempre poco e poi si ritorna alla solita debole brezza. 13:10 - Mi viene quasi un colpo, suona la campana d'allarme (è fortissima, dovete sapere, sveglierebbe una salma) che segnala la presenza d'acqua in sentina, salto giù a controllare e intanto mi chiedo che cosa sia potuto succedere. Niente di preoccupante, avevo lasciato lo scarico del lavandino della cucina aperto, durante le ingavonate a sinistra lo scarico va sotto la linea di galleggiamento e l'acqua riempie il lavandino e si riversa in sentina. Mea culpa e chiudo lo scarico. 14:26 - Acquazzone formidabile, c'è un pò di vento e infatti faciamo quasi 5 nodi, davanti a noi c'è un muro d'acqua,la pioggia ha l'effetto di far "fumare" l'oceano e di spianare letteralmente le onde. Sto in plancia, ben all'asciutto,ed è bello osservare Ulyxes che si fa strada nella pioggia con tutte le vele a riva, Scipio, il timone a vento, che timona in rotta, senza sbavature, ed io che sovraintendo ai due. C'è poca visibilità ma non accendo Polifemo, il cielo nuvoloso e il poco vento congiurano affinchè le mie fonti di energia rinnovabile, pannelli fotovoltaici (ormai sono ben quattro) e generatore eolico, poco possano fare per tenere le batterie cariche. In serata procedo a vela e motore, siamo quasi fermi e le batterie sono troppo basse di carica e bisogna far girare Giovanni, il motore diesel. Durante la notte invece c'è un alternarsi di improvvisi rinforzi del vento e bonacce a seguito del passaggio continuo di temporali, è un ininterrotto prendere e togliere terzaroli, manovrare l'avvolgifiocco e dare una mano a Scipio per limitare il nostro continuo fracassarci contro le onde. Comunque, a tratti, finalmente, riusciamo a fare anche sei nodi. Nelle ultime informazioni meteo di Gianni, il "routier" di fiducia, c'è la novità di Adrian, una tempesta tropicale in sviluppo sulla costa pacifica del Nicaragua. Si prevede che si sposti verso NE e che venga a trovarsi tra Cuba e Bahamas fra cinque giorni. Figo! E noi non saremo lontani. Percorrenza 95 miglia, beh così è quasi accettabile, anche se non ho quasi chiuso occhio stanotte. 19 maggio - quarto giorno Piove sempre, e il vento è poco. Finora il vento, pur permettendo di procedere in rotta è sempre stato da ESE e quindi, andando noi per 050°, è sempre stata bolina. Accendo il motore perchè le batterie sono scariche ma si ripresenta il solito problema dell'acqua di raffreddamento che non circola, mi farà ammattire uno di questi giorni. La prima volta pensavo fossero i termostati, li ho levati e per un poco non ho avuto problemi; poi ha scaldato di nuovo, ho controllato il filtro dell'acqua di mare, era davvero intasato, le acque tropicali avevano fatto crescere una specie di crosticina su tutta la reticella del filtro. Accurata pulizia e rimontaggio. Tutto sembrava a posto. Oggi invece il problema si è ripresentato, la pompa è a posto e gira ma l'acqua non circola, sfidando tutte le leggi della fisica. Il bello è che quando vedo che la temperatura sale, spengo il motore, lo riaccendo dopo qualche minuto e, miracolo, tutto riprende a funzionare regolarmente e il motore viene raffreddato. Mah, qualche folletto mi sta burlando. Bene! Adrian, viene promosso ad URAGANO, sembra accelerare, sarà su Cuba fra tre giorni e poi entrerà in Atlantico con rotta 045°. Sono incredulo e un pò angosciato, l'uragano non era nei patti, qui si cambiano le regole a partita iniziata. I temporali sono frequenti, è un continuo lavorare alle vele, per la notte prendo i terzaroli alla randa, nelle calme siamo decisamente sottoinvelati, ma nei rinforzi andiamo bene. Certo, su una barca con equipaggio completo si andrebbe più veloci, ad ogni cambio di vento si adeguerebbe la velatura e quindi si potrebbe sfruttare il vento al massimo. Ma io, da solo, più di tanto non posso fare, rischierei lo sfinimento, senza poi riuscire a ottenere comunque il massimo. Bisogna accontentarsi. Percorrenza giornaliera 80. 20 maggio- quinto giorno Vento sempre molto leggero salvo che nei temporali, che sono frequenti. Stanotte, ancora una volta ho "saltato" una sveglia, gli allarmi hanno suonato ma io ho continuato beatamente a dormire, non è la prima volta e non so più che cosa inventare per rispondere a questi scherzi che mi fa la stanchezza, è questo un motivo costante di preoccupazione. In mattinata apprendo la bella notizia che Adrian tra il 24 e il 25 sarà in posizione 25°N 55° W, proprio la posizione dove dovrebbe trovarsi Ulyxes alla stessa data. Sono furioso e incredulo. Ma come, un uragano mi dà la caccia quando invece tutte le fonti dicono che dovrei essere assolutamente tranquillo, qualcosa deve cambiare, non può essere così. Intanto non mi accontento dei soliti 3 nodi che il poco vento mi procura, accendo Giovanni e dò gas a sufficienza per stare sopra i 5 nodi. Inoltre, invece di andare per i soliti 060° manterrò una rotta più verso est, 080° al momento, nel tentativo di allontanarmi quanto più possibile dall'appuntamento con Adrian. Vedremo gli sviluppi. Sviluppi che, fortunatamente, si preannunciano già dopo alcune ore. Una email mi annuncia che pare che Adrian venga declassato a tempesta tropicale e, forse potrebbe fermare la sua progressione a stare nel Golfo del Messico. Aspetto conferme ma comincio ad uscire dall'apnea, continuo comunque a frustare Ulyxes e, approgrottando di un rinforzo del vento, spengo Giovanni. Il vento è di circa 10 nodi e facciamo oltre 5 di velocità, ottimo risultato per Ulyxes e le sue vele, c'è però della corrente che ci toglie oltre mezzo nodo, ma lo sapevo. Le notizie su Adrian si susseguono, ricevo anche conferma via radio, da un amico pilota su un velivolo di linea, Adrian sta riversando milioni di ettolitri d'acqua al secondo sull'Honduras, ma porta ormai solo normali venti di burrasca, il primo uragano della stagione è in disfacimento. Evviva le statistiche, hanno avuto ragione, la tranquillità torna a bordo e torno alla vita normale e cioè ad occuparmi del tempo che sta facendo a Nord e a che cosa bolle i tola per noi. Percorrenza giornaliera 111. 21 maggio - sesto giorno Nella nostra posizione il tempo è molto variabile, un groppo improvviso ci ha praticamente steso sull'acqua, secondo la mia impressione questi temporali improvvisi, affogati nel maltempo generale, portano venti di 35-40 nodi almeno, durano poco ma sono furiosi. Durante il pomeriggio ricevo la visita di un uccello marino nero, mai visto prima, mi fa piacere la visita di un essere vivente in questo deserto, non sembra ci sia vita in questo tratto di oceano. Nel pomeriggio scarico le carte meteo con Winlink. La situazione a Nord è tragica, sembra di essere in pieno inverno, le burrasche si generano in continuazione appena al largo della costa degli Stati Uniti in latitudine 35° N. Poi procedono per ENE, ma anche per E direttamente, minacciando di coinvolgerci in pieno. In questo momento l'alta pressione delle Azzorre è ridottissima e le perturbazioni stanno passando, nel loro cammino verso l'Europa, appena sopra la latitudine di 30° N, la nostra attuale latitudine è appena inferiore ai 25°N. Mi conviene al momento prendere tempo e non guadagnare troppo verso Nord, invece dei soliti 060° faccio per 070° e ritardiamo così il superamento dei 30° N, che sembrano il limite al di sotto del quale le depressioni non vadano. In questo momento cè una burrasca a nord della nostra posizione che dà venti a 45 nodi, un bel F10, ottimo per le coronarie. Intanto combatto sempre con venti deboli, ma ora non ho fretta, il tempo dovrebbe lavorare a mio favore, il ristabilimento dell'alta pressione non può essere che questione di giorni e poi la situazione dovrebbe farsi più tranquilla e consona alla stagione. Percorrenza giornaliera 93.
22 maggio - settimo giorno Piove in continuazione, che tempo! Oggi dedico attenzione alle attrezzature di sicurezza, zattera, EPIRB (la boetta satellitare da attivarsi in caso di grave pericolo e necessità di soccorso), preparazione della terza mano di terzaroli della randa. A nord le burrasche continuano ad imperversare, mantengo una rotta un pò "bassa", in attesa di un miglioramento alle latitudini più alte. Facendo una proiezione futura della mia posizione, assumo che passerò i 30°N intorno al 29 0 30 maggio, fino ad allora dovrei stare abbastanza tranquillo, le pertubazioni non dovrebbero coinvolgermi direttamente e, magari, nel frattempo potrei, con un pò di fortuna, assistere alla regale crescita di Sua Maestà l'alta pressione delle Azzorre. A prua, dal supporto del verricello dell'ancora, filtra acqua che poi va nella sentina della doccia, riempiendola. Preparo lo stucco epossidico subacqueo e sigillo il tutto. Questo stucco è miracoloso, attacca su qualsiasi supporto e ha bisogno dell'acqua per funzionare, acqua che qui non ci manca, cè n'è ad abundantiam, dappertutto, è sempre tutto bagnato, fuori e dentro la barca, dire che c'è umidità è un eufemismo. Il vento, sempre debole, comincia a ruotare verso ovest, andiamo in poppa piena, sembra di essere tornati alla traversata negli Alisei. Di notte viaggiamo in mezzo a temporali con fulmini. Non è tempo da vacanza, non c'è che dire. Alle 04:20, mentre sto dormendo, in coperta c'è il finimondo, un improvviso groppo porta un vento incredibile, lavoro come un matto per ammainare la randa, che era gia terzarolata, faccio una gran fatica ma alla fine vien giù. Dopo mezzora è tutto finito, resta solo un mare imponente a ricordare le raffiche rabbiose di qualche minuto prima. Percorrenza giornaliera 95.
23 maggio - ottavo giorno Il vento ruota ancora e si dispone a NW, navighiamo con mure a sinistra per la prima volta dalla partenza da S.Maarten. Com'è lontano il ricordo dei Caraibi, eppure ero lì fino a pochi giorni fa. Tolgo le mani di terzarolo ma il verricello della drizza di randa si inceppa. Bruttissima notizia, sembra che ci sia una rottura, sarebbe un vero guaio, senza di esso è praticamente impossibile mettere a segno la randa, specialmente se c'è un poco di vento. Ghindo alla meglio la vela a forza di braccia e mi dò subito da fare col verricello. Uso, invece del solito grasso, dell'olio, per ottenere una riduzione degli attriti maggiore. L'ispezione, fatta in loco a piè d'albero, con la barca che rolla e beccheggia, non rivela rotture. Rischio di perdere pezzetti in mare ma la fortuna è con me, li recupero in tempo e rimonto il tutto. L'aggeggio sembre felice di ruotare senza impicci, il problema è forse legato all'usura, ci sono ormai dei notevoli giochi tra le parti, che non ne permettono il regolare e sicuro funzionamento senza una lubrificazione più che abbondante. Oggi, oh gaudio, abbiamo il sole, il vento è buono e facciamo rotta sulle Azzorre con velocità sempre superiore ai 6 nodi. Una meraviglia, una veleggiata quale non ricordavo da tempo. In una manovra maldestra rompo la pala di Scipio, poco male, il ricambio è a portata di mano e lo monto in un attimo, la pala rotta è facilmente riparabile, la sistemerò alla prima occasione. La notte trascorre tranquilla. Finalmente il cielo è sereno. Posso godere di una immensa e luminosissima luna quasi piena, il vento è propizio, andiamo con randa terzarolata, trinchetta e fiocco a poco meno di sei nodi. In piedi, sul passavanti di sinistra, tenuto alla tuga, ero avvinto e sopraffatto dall'emozione nel vedere Ulyxes fendere con potenza tranquilla, quasi con noncuranza, l'onda che, regolare e ritmica, frangeva un poco contro il mascone, creando un rumore quasi di cascatella di montagna, che si ripeteva ogni pochi secondi, dando alla barca una sorta di respiro. Come se ogni volta e la prua dentro l'onda in arrivo, prendesse fiato, per dare maggior potenza al suo sforzo. La luna dava alla superficie dell'oceano, mossa ma regolare, un lucicchio scuro, metallico. E lì ho sentito tutta l'immensa solitudine di quest'oceano che, dalla partenza, non mi ha portato nessun altro segno dell'umanità che un piccolo galleggiante da pesca, tutto incrostato, avvistato giorni fa. Poi, guardando quelle onde, quel mare scuro ma non minaccioso, di colpo, mi è parso come se non fossi più solo, ero in compagnia dei tanti, tantissimi marinai che nell'oceano hanno trovato sepoltura, erano tutti lì, con le loro storie, a non farmi sentire più solo. Io temo le burrasche che spesso tormentano queste acque, e anche loro le temono. Anche loro guardano l'orizzonte, come me, cercano di capire, osservando le nubi e le onde, sentendo il vento, se arriverà il bel tempo oppure ci sarà da prepararsi a difendere la barca e sè stessi. Anche loro vogliono arrivare in porto, e anche loro vorrebbero non soffrire per arrivarvi. Come mi sono vicini, e come, contro l'evidenza dei fatti, non mi sento più solo. Alle prime ore del mattino il vento cala e mi faccio aiutare da Giovanni. Solito problema, l'acqua di raffreddamento non circola, è sufficiente sconnettere uno dei tubi della pompa, far scorrere un poco d'acqua, riconnettere e tutto riprende a funzionare. Mistero dei misteri. Percorrenza giornaliera 105. 24 maggio - nono giorno Il vento scarseggia e spesso devo aiutarmi col motore, restano 450 litri di carburante che, ad andatura estremamente economica (3 nodi) mi danno una percorrenza fino a 1100 miglia col mare tranquillo. La nostra distanza da Flores è attualmente di circa 1450, quindi, a parte tutte le altre considerazioni relative alla necessità di risparmiare ore motore, non ho carburante sufficiente per arrivare a destinazione se il vento non arriverà. Se continuerà questa scarsità di vento dovrò prima o poi dovrò mettere prua verso Nord per cercare le correnti occidentali. Comunque la giornata è finalmente serena con un bellissimo sole e allora.. tintarella e docce a prua. Brutte notizie dalla pompa di raffreddamento del motore, gocciola visibilmente. Debbo prelevare l'anello di tenuta che ho come parte di rispetto e sostituire quello che perde. E' un lavoro semplice, non mi preoccupa. Inizio subito, smonto la pompa e cerco il pezzo di ricambio. Pessime notizie, nella busta che porta la scritta " Anelli pompa H2O" trovo invece degli anelli di tenuta sì, ma del martinetto della timoneria idraulica, a suo tempo ho evidentemente fatto confusione tra gli anelli. La speranza è che laddove sono custoditi gli anelli del martinetto, ci siano invece quelli della pompa. Macchè, niente da fare, nel contenitore "Anelli martinetto" ci sono proprio gli anelli del martinetto, quelli della pompa, ammesso che siano a bordo, saranno dispersi chissà dove. Comunque non mi dò per vinto e frugo ovunque, ore di lavoro faticoso ma senza risultati utili, gli anelli sono introvabili. Non posso riparare la pompa, per ora la perdita non è grave, speriamo che non peggiori. Controllo anche il filtro del gasolio, lo trovo abbastanza intasato e decido di sostituirlo. Dopo la sostituzione, purtroppo, nell'effettuare lo spurgo dell'aria mi scappa nella sentina sotto il motore, il tappo di spurgo. Che disdetta, quella parte di sentina è quasi inaccessibile senza asportare il motore. Mi industrio a preparare gli attrezzi e le prolunghe più bizzarre, lavoro per ore aggiungere il fondo della sentina ma la fortuna non è con me, il tappo non salta fuori. E' un bel guaio, senza tappo non posso usare il motore, per di più il filtro è americano e la filettatura del tappo è quindi in pollici, questo esclude che possa usare un bullone come tappo, dato la mia immensa collezione di bulloni è, naturalmente, tutta con filettatura metrica. Trovo infine, nella cassetta dei pezzi di idraulica, un piccolissimo portagomma inox che avvita sul filtro. Meno male, forzo dentro il portagomma un pezzo di sughero ed ecco pronto un tappo di spurgo, bizzarro ma funzionale. Certo che tutte queste difficoltà scuotono la mia fiducia nella parte motoristica, speriamo almeno che non capiti qualche avaria meccanica grave, riparare il motore lontano dall'Italia sarebbe un dramma in ogni senso, a partire da quello economico. Oggi ho finalmente visto segni di umanità, un'altra barca a vela che procede lentamente per la stessa rotta, l'ho osservata a lungo con piacere. Successivamente avvisto anche un cargo, ehi, qui comincia a farsi affollato. Percorrenza giornaliera 75. 25 maggio - decimo giorno Il vento latita, tengo su la randa e facio lavorare Giovanni. Se continua questa scarsità di vento rischio di portare la durata della traversata oltre ogni limite ragionevole e, comunque il carburante non è sufficiente per arrivare alle Azzorre. Studio a lungo le Pilot Charts, sembrerebbe (sono però sempre e solo statistiche!) che se riuscissi ad arrivare in posizione 37N 40W potrei sfruttare le correnti occidentali senza essere coinvolto dalle burrasche, decido quindi di tenere una prua più verso Nord, intorno a 045°. L'oceano è straordinariamente liscio, quasi speculare, si vedono ora le grandissime ondulazioni che modificano, come immense e dolcissime colline, la superficie, anzi sembra di osservare un immenso campo di grano sotto una leggera brezza, le ondulazioni si propagano in modo quasi impercettibile, si fondono, si dividono e danno alla superficie un che di vivo e pulsante. Scarico le carte meteo, sembra che per i prossimi quattro o cinque giorni il tempo possa essere bello stabile, brutte notizie per i nostri percorsi giornalieri, ma belle notizie per il confort di bordo. Durante la notte dormo per un pò in pozzetto, la scomodità mi impedisce di dormire troppo profondamente e di saltare la sveglia. Il problema del sonno troppo pesante è una costante preoccupazione. Forse, se riesco a dormire due o tre ore in pozzetto, quando poi dormirò in cuccetta sarò sufficientemente riposato per essere svegliato dai timer e dai vari allarmi. Percorrenza giornaliera 87. 26 maggio - undicesimo giorno Stamane ho trovato la sentina della toilette allagata. E' successo che ieri notte, quando ho usato il lavabo non ho chiuso lo scarico, tanto non c'è vento, mi sono detto. Invece durante la notte è arrivato, a sprazzi, del vento che ha fatto ingavonare la barca e, manco a dirlo, dallo scarico aperto è entrata parecchia acqua che si è riversata in sentina. Una storia vecchia. Naturalmente la pompa elettrica PAR che dovrebbe svuotare questa sentina non ne vuole sapere di innescarsi. E' da non credere, dovrebbe essere una pompa autoinnescante, sono intervenuto molte volte per modificare l'impianto, lascio tutto che funziona bene e poi, quando veramente ho necessità di pompare acqua fuori dalla sentina l'aggeggio fa cilecca; devo sgottare a mano con un piccolo secchiello. Finirò col buttare questa benedetta pompa. Oggi tiro fuori il sestante e mi dò da fare per tirare giù un'altezza meridiana di Sole, uso le effemeridi dello scorso anno, quelle nuove non le ho comprate, il risultato non è male, ottengo una latitudine errata di soli tre primi di grado rispetto a quella fornita dal GPS. Sono soddisfatto, se gli americani decidono di spegnere il sistema, a casa ci arrivo lo stesso. E' il pomeriggio di una giornata splendida. Sono in rotta, il vento è poco ma faciamo comunque oltre quattro nodi su un oceano blu, bellissimo e calmo, sembra quasi sorridente, com'è mutevole la sua faccia. La musica va da stamane. Si alternano sul palco Dvorak e gli Eagles, De Gregori e Beethoven. Io, cosa mai fatta prima, sto al sole, nudo, a riceverne il calore con volluttà, ad occhi chiusi. Per ore gusto il movimento della barca sotto di me e godo delle miglia che passano sotto la chiglia. Medito molto sull'esperienza che sto vivendo e cerco di pensare a che cosa sarà la mia vita dopo il rientro in Italia. Mi sembra di tornare cambiato rispetto a quando sono partito. Può darsi che questi cambiamenti non reggano all'urto del contatto con la vita normale. Però, in questo momento, mi sembra di rientrare con la voglia di vivere diversamente l , dopo il mio rientro, vivere senza più correre appresso a niente, secondo i ritmi che ho imparato in barca. Dico basta all'affanno che ha appesantito la mia vita in passato. Vorrei levarmi la mattina senza l'ansia che le ore della giornata non bastino per fare tutto ciò che mi sono dato come compito. E' una nevrosi che non vorrei più conoscere. Spero di riuscirci. Pensando al rientro penso molto ai miei cari, agli amici, che rivedrò col cuore pieno di emozione. Quanto mi mancano. Percorrenza giornaliera 85. 27 maggio - dodicesimo giorno Solito poco vento. Aiuto le vele col motore. Stamane ho trovato attaccato un coso alla traina. "Attaccato" e non "abboccato" perchè, non era preso, come qualsiasi preda seria con l'amo in bocca, no, questo si era giusto aggrovigliato con la lenza. "Coso" perchè è un essere agugliforme bruttissimo, con dei denti mostruosi da alieno, sono incerto se mangiarlo, tanto è brutto. Ed è pure piccolo. Alcuni uccelli marini, richiamati dai pochi residui della pulizia del pesce (doveva essere affamato, aveva lo stomaco assolutamente vuoto, mare avaro questo), sono spuntati dal nulla e hanno fatto uno show di planate e ammaraggi nelle immediate vicinanze di Ulyxes, un vero spettacolo. La media tenuta dalla partenza è di 85 miglia al giorno, poche a causa della scarsità di vento, ma, a compensare, non ho avuto burrasche, preferisco così, non ho fretta, io. La perdita dalla pompa dell'acqua è cresciuta progressivamente e ora non posso più usare il motore senza un intervento. Provo di nuovo a cercare il ricambio, frugando anche nei posti più improbabili. Rien de fair. Non si trova. E allora bisogna improvvisare. Ho a bordo una pompa di sentina PAR che non sono mai riuscito a far funzionare a dovere, quella della sentina della toilette, di cui ho già fatto menzione. Bene, se lì non serve provo a farle svolgere la funzione di pompa di raffreddamento, vediamo come la prende. La smonto dalla sua locazione attuale, recupero spezzoni adatti di tubo, portagomme e quant'altro serve. Scollego dal motore e dalla presa dell'acqua di mare la pompa meccanica che perde e, al suo posto inserisco la pompa di sentina, la fisso con viti alla seduta del quadrato, dò corrente e, meraviglia, tutto funziona, devo solo riuscire a regolare la portata della pompa, è eccessiva. Risolvo schiacciando opportunamente il tubo dell'aspirazione con un morsetto. Inizialmente controllo il marchingegno con ansiosa frequenza, poi, piano piano, acquisisco confidenza e, visto che il motore viene raffreddato a dovere e che tutto marcia, comincio a sperare di aver ri niera non ortodossa e solo temporaneamente, il problema. Resta ora da vedere se la pompa di sentina, sottoposta ad un funzionamento gravoso e continuo, sarà capace di farmi arrivare a Flores. Comunque, se dovesse esalare l'ultimo respiro, posso sempre impiegare quella dell'autoclave dell'acqua dolce, è dello stesso tipo. Gli uccelli marini che erano stati richiamati dai rifiuti di pesce non sono più andati via. Atterrano, o meglio, ammarano a fianco ad Ulyxes, e, immediatamente, mettono la testa sottacqua e sembrano impegnatissimi, forse mangiano animaletti come krill e chissà cos'altro che il passaggio di Ulyxes evidentemente porta in superficie. Quando distano dalla barca, che nel frattempo procede, un centinaio di metri, decollano e si riportano a fianco con delle eleganti planate. A poppa è sempre filata la traina, monumento delle cose inutili a bordo, comunque sta lì e gli uccelli non lo sanno, ogni tanto, nella loro planata finale ci inciampano con le zampe e quella che era un'elegante planata diventa un goffo ruzzolone, con strepiti di protesta dei pennuti; uno lo devo liberare recuperando la lenza, era così impegolato che stava per annegare. Appena libero ha preso una fuga clamorosa ed è scomparso dalla vista. Ormai la necessità di incontrare le correnti occidentali si fa pressante, però non posso andare con rotta più a nord di 060° perchè il poco vento presente viene da NNE e sono già di bolina stretta. Oggi ho anche provato il drifter, una grande vela simile ad un gennaker. Effettivamente tira di più del fiocco, però non posso usarlo a lungo, potrebbe rompersi perchè dovrebbe essere ingarrocciato allo strallo ma con l'avvolgifiocco questo non è possibile, per cui lo porto con l'inferitura libera e non insisto. Percorrenza giornaliera 70. 28 maggio - quattordicesimo giorno Vento sempre pochissimo. Ogni tanto accendo Giovanni, con l'occhio sempre incollato al termometro dell'acqua, tutto sembra funzionare bene. Stanno comparendo degli strani esseri galleggianti, sembrano palloncini allungati di colore rosa e margini violacei, hanno sul dorso una struttura a forma vagamente di vela, sono lunghi una decina di centimetri e sotto penzolano lunghi filamenti, simili a quelli delle meduse. Ne recupero uno col retino e lo fotografo. Credo che in inglese di chiamino "vascelli portoghesi" e sono probabilmente affini alle nostre velelle, anche i colori le ricordano un pò. Anche stanotte ho saltato la sveglia ancora una volta. Questo problema mi angoscia letteralmente. Più di un solitario ha fatto naufragio per essersi addormentato vicino a terra, io per ora non corro questo rischio ma, prima o po,i arriverò vicino alle coste e allora dovrò risolvere con l'unico sistema che so funzionare sempre. Mettersi a dormire senza fare pipì, la vescica piena impedisce un sonno profondo e, se poi il corpo, spinto dalla necessità impellente, ti inganna con un sogno liberatorio e te la fai addosso, beh allora sicuramente ti svegli senza ritardi. In entrambe i casi si ottiene il risultato. Ho usato ancora il drifter con progrotto, ho sistemato una cima tra la penna e la mura per aiutare l'inferitura e ora va meglio. Percorrenza giornaliera 71. 29 maggio - quindicesimo giorno Solita giornata di poco vento, di notte ho acceso il motore e per evitare di dormire a lungo e lasciarlo quindi senza sorveglianza (non so quanto ancora la pompa di raffreddamento di emergenza possa reggere), ho dormito, scomodissimo, in pozzetto, con i timer regolati ogni mezzora. Così ha funzionato e non ho saltato alcuna sveglia, però che sofferenza! Dopo le tre del mattino, ormai un poco soddisfatto di sonno, ho fatto i turni di riposo di mezzora in cuccetta, e non ho saltato nessuna sveglia. Oggi manovrando l'avvolgifiocco ho percepito delle irregolarità nella rotazione, ogni tanto cerca di impuntarsi e ci vuole più forza del solito per avvolgere e svolgere, speriamo bene! L'avvolgifiocco non è qualcosa che si ripari con facilità e se si bloccasse a metà, col vento in aumento, potrebbe generare grandi problemi. Non si potrebbe avvolgere e non si potrebbe neppure svolgere per ammainare la vela. Sarebbe un bel rompicapo. La giornata è splendida, c'è un pochino di vento da SW e procediamo a vela, anche se lentamente. Oggi giorno di pane. Ormai il pane rimasto è diventato di pietra e visto che la barca è ben poco sbandata ed il mare calmo decido di cimentarmi. Purtroppo la farina di grano duro portata dalla Sardegna ha preso umido e non è utilizzabile. Adopero quella normale di supermercato comperata in Spagna. Il lievito è quello secco. Leggo le istruzioni sulla bustina del lievito, impasto, lavoro, scaldo il forno da me progettato e realizzato e passo alla cottura. Grande è l'attesa a bordo per il risultato finale di questa impresa, mai tentata prima. Dopo circa un'ora la pagnottona sembra cotta. Sforno, lascio raffreddare .. trenta secondi e non riesco a controllare l'impazienza, scottandomi ripetutamente taglio un pezzetto e lo assaggio. Beh, ne ho mangiato sicuramente di migliore ma, tenuto presente che non ho altro posso accontentarmi. Devo dire che lo mangerò anche nei giorni seguenti e si conserverà molto meglio di quello comperato in negozio. Oggi ho percepito con apprensione il solito fastidio al gino subito bloccata con posizioni adatte della gamba e massaggi locali. Questa è una vera spada di Damocle, non sono mai completamente tranquillo, una volta a casa deve cercare di venirne a capo. Percorrenza giornaliera 72. 30 maggio - sedicesimo giorno Anche stanotte ho saltato una sveglia. Il tempo è peggiorato e pioviggina, ma il vento sta sempre tra 5 e 10 nodi. Sin da ieri sto seguendo l'evoluzione di una profonda depressione che si sta spostando a latitudini più alte, nell'ultima previsione a 48 ore la danno con il centro a circa 600 miglia dalla mia posizione, però il meteorologo ha piazzato, esattamente sulla posizione dove saremo noi fra due giorni, una bella scritta, "STORM", significa Forza 10! Sembra però che l'alta pressione delle Azzorre, che in questi giorni è molto robusta, riesca a tenere botta e costringere la depressione a muoversi per rotta ENE e quindi non convergerà su di noi. Speriamo che sia così perchè questo significherà che ci beccheremo 30-35 nodi e non i 50 che sono previsti nelle vicinanze del nucleo. Mi consolo preparando un ricchissimo sugo di pomodoro con funghi e piselli, una bontà, e bevendoci sù una birretta. Percorrenza giornaliera 60. Sconsolante. Comunque, in qualche modo, abbiamo passato la marca delle mille miglia dalla partenza. 31 maggio - diciassettesimo giorno Vento sempre scarsissimo ma mare di poppa che dà un fastidioso rollio. Il tempo comincia a peggiorare, probabilmente le avvisaglie dell'arrivo della depressione. Ci sono frequenti temporali ma, curiosamente, e ad onta della riduzione delle vele che faccio puntualmente, il vento resta fiacchissimo. Porto a termine i preparativi per il colpo di vento. Tutto è rizzato, in coperta e dentro. Il mio abbigliamento è quello da burrasca, le terza mano di terzaroli alla randa è già approntata, ho del cibo cucinato in frigo. Questa volta ho assunto una posizione bizzarra nei confronti del cattivo tempo che sta arrivando. Ho seguito l'evoluzione della tempesta in arrivo sin dalla sua nascita, ho seguito il suo percorso, ho avuto tutta la possibilità di prepararmi e ora sono quasi lo spettatore di una vicenda che, curiosamente, vivo dal di dentro ma alla quale assisto anche dall'esterno. Comunque, per aiutare la natura e mantenere la nostra rotta divergente rispetto a quella della tempesta, navigo per 080°, meglio non guadagnare in latitudine e mantenere una buona distanza dal nucleo della perturbazione. Percorrenza giornaliera 55. Sempre peggio. 1 giugno - diciottesimo giorno Vento ancora debole in mattinata. La produzione dei pannelli fotovoltaici si è azzerata. Un'ispezione rivela che c'è stato un corto circuito nella scatola esterna delle connessioni, a causa dell'acqua di mare che è riuscita a penetrare; rapida riparazione di fortuna, ma bisognerà rimetterci mano e risolvere il problema alla radice. In tarda mattinata comincia a notarsi l'onda da ovest ed il vento aumenta, siamo sui 15 nodi. L'orizzonte, pur nuvoloso, non è minaccioso, l'arrivo del cattivo tempo è questione di ore ma, bizzarramente tutto è tranquillo, Ulyxes ora fila a più di sei nodi col vento al traverso e il mare buono, questa è l'andatura che preferisce. Percorrenza giornaliera 128. Ora si comincia a ragionare! 2 giugno - diciannovesimo giorno Durante la notte il tempo comincia a peggiorare decisamente. Verso l'una ho dovuto ammainare, con difficoltà, la randa, il vento era quasi in poppa e andavamo ad oltre sette nodi, ma l'andatura era selvaggia a causa dell'elevato rollio per le onde già alte. Con il fiocco e la trinchetta faciamo oltre sei nodi e si sta più comodi. Il tempo peggiora progressivamente, manteniamo spesso velocità superiori a sette nodi. In tarda mattinata si fa rivedere il sole ed il vento si mantiene sui 20 nodi con un mare molto agitato. Verso le 20:00 sotto una pioggia battente e vento sopra i 30 nodi un groppo improviso ci stende su un fianco, il vento urlava e, con lui, urlava Sancho, il generatore eolico; la rotazione era tanto veloce che le pale andavano in stallo con un rumore angosciante, non mi vergogno di dire che l'ho dovuto frenare e bloccare, non ne reggevo l'urlo. L'avvolgimento del fiocco è stato molto difficile, evidentemente qualcosa non và, al punto che non sono riuscito ad avvolgerlo completamente, comunque il pezzetto che era svolto restava in ombra della trinchetta e non portava. Senza randa e con la sola trinchetta a tirare facevamo oltre 7 nodi, un andare notevole. Di colpo il vento si azzera, stranissimo. Ne approgrotto al volo, tira e molla, tira e molla, riesco ad aprire completamente il fiocco e ad ammainarlo in coperta. Che sollievo! l'idea di prendere vento molto forte col fiocco parzialmente aperto era veramente da far paura. Per fortuna ora è giù, quando il tempo migliorerà vedrò cosa posso fare per risolvere il problema. Il vento riprende da Ovest e andiamo sempre veloci. Verso le 22 un'eco sul radar annuncia una nave in rotta reciproca, visto che siamo prua contro prua, accosto a sinistra per sfilarle a circa 1 miglio di distanza, seguo sul radar gli spostamenti finchè siamo quasi al traverso a 1 miglio. Bene, faccio per disinteressarmi della nave ma, un'ultima occhiata dalla plancia me la mostra non più di fianco a noi ma in virata a tagliarci la strada, tento un contatto via radio VHF ma non c'è tem uori senza neppure coprirmi, nella fretta perdo gli occhiali da lettura che, inavvertitamente calpesto, disconnetto Scipio e manovro in modo da sfilare di misura sotto la grande poppa che mi sovrasta. La nave, che nel frattempo si era fermata completamente, riprende lentamente a muoversi, io riprendo un ritmo normale di respirazione. Dopo i dovuti improperi al comandante del cargo ragiono e credo che la spiegazione del comportamento del cargo sia positiva e non negativa. Probabilmente, l'eco radar e la lucetta di Ulyxes, in una notte di burrasca come questa, avranno spinto il comandante ad investigare che non ci fosse bisogno d'aiuto. Molto bello ma sarebbe stato ancora più bello se si fossero fermati senza porsi sulla mia rotta. Percorrenza giornaliera 122. 3 giugno - ventesimo giorno Notte di burrasca senza tregua, vento costantemente sui trenta e oltre. Procediamo sempre veloci con randa terzarolata alla terza mano e trinchetta. Il mare è pessimo, onde alte e, spesso, incrociate, non si sa come prenderlo, il confort a bordo è bassino. Per fortuna c'è Scipio, lo abbraccerei, sta facendo un lavoro meraviglioso e mi permette di stare all'asciutto in cabina. In mattinata il vento passa ad Ovest pieno ed il mare, pur sempre enorme, è ora più regolare e maneggevole. Finora era stato schifoso veramente, ci ha sballottati come fuscelli. Approgrotto del movimento più regolare di Ulyxes per controllare l'avvolgifiocco. Il tamburo superiore, montato su sfere di materiale plastico, mostra dei giochi che sono probabilmente dovuti ad usura e che, sotto sforzo, fanno inpuntare una parte contro l'altra. Nessuna speranza di ripararlo però provo ad ingrassare a fondo con grasso marino allo zinco. Effettivamente il movimento si ammorbidisce alquanto, forse potrò ancora usarlo ancora, in attesa di una riparazione o sostituzione. Naturalmente per ora non c'è speranza di rimandare su il fiocco, è una manovra che, da solo, è già difficile in porto e senza vento, immaginiamoci cos'è nelle condizioni attuali, comunque è già qualcosa poter sperare di aver recuperato la funzionalità dell'avvolgifiocco. Nel pomeriggio, con un vento di base intorno ai 25 nodi, arrivano dei groppi con vento da paura, quando arrivano metto Ulyxes in andatura di poppa piena, metto la trinchetta in ombra della randa con tre mani e, ciò malgrado, la nostra velocità resta costantemente sopra gli otto nodi, la scia che lasciamo sembra quella di un motoscafo. Duro ma eccitante. Il mare è di dimensioni spropositate, le onde sono montagne liquide ma non sono minacciose, non c'è segno di grossi frangenti. Però, fuori dai groppi, la mancanza del fiocco si fa sentire, non riesco a sfruttare il vento a dovere. Percorrenza giornaliera 97. 4 giugno - ventunesimo giorno E stata una notte da lupi. Malgrado le previsioni dessero il tempo il leggero miglioramento, è piovuto moltissimo , la pressione non è salita di niente ed il vento è rimasto sui 25-30 nodi con un mare ciclopico. In mattinata, si comincia a vedere qualche schiarita, il mare resta grosso ma non frange ed il vento è gagliardo, resta il problema che non posso sfruttarlo bene per le condizioni menomate della velatura. Ho avvistato alcune navi in poco tempo, sono nella rotta che dai Caraibi porta su per la Manica, terrò Polifemo costantemente su allarme, anche di giorno, il rischio di collisione è alto, dato che non posso stare sempre di guardia, anzi, ho sempre tanto da fare che posso guardare fuori solo saltuariamente. Nel pomeriggio mi riesce una cosa sulla quale non avrei scommesso un centesimo: sono riuscito a inferire il fiocco nell'avvolgifiocco ed ora Ulyxes ha di nuovo tutte le sue vele. E' stata un'operazione mista di equilibrismo, gioco di prestigio e sollevamento pesi. Ho dovuto inventarmi le cose più buffe per fare da solo, con la barca che ancora si agitava sotto, anche se molto meno di prima, quello che si fa in due in porto e senza vento. Ma tant'è, la fortuna aiuta ci ci prova, ci ho provato e mi è riuscita. Sono soddisfattissimo, ma anche stanchissimo. Mi metto a dormire in cuccetta alle 20:00 col radar a far la guardia. Un'ultima trovata, con del sottile foglio di piombo, ha migliorato nettamente il funzionamento dell'amplificatore, l'effetto Larsen è quasi scomparso. Percorrenza giornaliera 83. 5 giugno - ventiduesimo giorno Notte molto riposante. Il vento è calato a dieci nodi scarsi il mare si è calmato e mi sento di nuovo fresco e in forma. Procediamo con tutte le vele a riva. Colazione a base di tè, fette biscottate e marmellata di ciliege spagnola. Certo che nessuna marmellata estera si avvicina a quelle italiane. Le celebrate marmellate inglesi sono una cosa dolcissima e melensa senza alcun sapore di frutta. Questa spagnola è simile, niente a che fare con le nostre buonissime marmellate piene di frutta. Evviva l'Italia delle marmellate. Finalmente riesco a lavare i piatti, da tre giorni mi era impossibile farlo. Comunque tutta la barca è un poco sottosopra, il cattivo tempo non permette di tenerla come si deve, c'è acqua e umidità ovunque. Tra l'altro l'osteriggio di destra, malgrado la nuova guarnizione, ha fatto penetrare acqua che è finita su alcuni libri, ne sono molto dispiaciuto. Provo ad accendere Giovanni per vedere che tutto sia in ordine dopo lo sballottamento. Sembra tutto a posto. Il tempo migliora decisamente, provo a far asciugare qualche cosa e posso stare senza cerata. Avvisto una balena! Ero seduto in pozzetto, leggevo, ho sollevato gli occhi dal libro e davanti a noi, forse a una trentina di metri, è emerso un groppone scuro, inizialmente quasi non capivo che cosa potesse essere, Poi la forma si è rivelata in pieno, era affascinante. Ho anche fatto un salto dentro a prendere la telecamera ma, quando sono tornato fuori si era già immersa e non l'ho più vista. Devo spesso intervenire col motore per fare almeno tre nodi, il vento è di nuovo latitante. Percorrenza giornaliera 72. 6 giugno - ventitreesimo giorno Nella notte arriva finalmente un pò di vento da SW e posso spegnere Giovanni, il tempo è bello ed il mare ormai calmo. In mattinata vengono tanti delfini a fare le acrobazie subacquee intorno ad Ulyxes. I due pescetti azzurri con la coda verde, che mi seguono dalla fine di maggio, sono ancora qui. Pensavo che la burrasca li avrebbe dispersi e invece stanno nuotanto a qualche centimetro dalla pala immersa di Scipio, probabilmente lo fanno perchè ridossati alla barca si sentono in qualche modo protetti dai predatori. Mancano trecento miglia all'arrivo a Flores. Sto ascoltando il concerto per violino e orchestra di Dvorak, bellissimo e struggente e, insieme, leggo un brano di "Solo intorno al Mondo" che Joshua Slocum scrisse un secolo fa, dopo la sua memorabile circumnavigazione. Sento addosso un pò di melanconia, per un verso vorrei che questa traversata non terminasse mai, per una altro verso sono felice di arrivare e avere la sicurezza di un porto. Che strano sentimento provo nei confronti dell'oceano, lo amo e non vorrei distaccarmene, ma so che è un amore a senso unico, io per lui non esisto. "Che importa alle onde ruggenti del nome del re" fa dire Shakespeare ad un personaggio della "Tempesta", l'oceano vive di suo senza curarsi di nessuno. Il fortunato combinarsi della mia rotta e del F10 che imperversava più a nord della mia posizione mi ha fatto riflettere. Non posso dire se la sopravvivenza al centro di quel brutto affare fosse molto o poco a rischio, però so di sicuro che poche centinaia di miglia più vicini al centro e io avrei avuto grandi problemi. E allora cosa dire? e Slocum allora? andava in giro un secolo fa proprio nei paraggi di Flores, con un equipaggiamento che noi giudicheremo primitivo. Anche lui era solo e anche lui ha trovato il brutto tempo che trovo io. Però dalle sue righe traspare una serenità ed una tranquillità invidiabili, che, certo, gli derivavano dalla sua grandissima esperienza di navigazione, in tutti i mari del mondo. Forse però, e qui ci metto un pò di malizia, bisogna anche f legge. Chissà che, a volte, chi scrive non lo faccia cercando di accreditare di sè un'immagine che lo soddisfi. Quando si trovava in burrasca, possibile che non gli venisse il timore di un'avaria grave? lui aveva una barca solidissima, lo Spray, ma anche Ulyxes è solidissima, e allora perchè a me in burrasca viene l'ansia che qualcosa ceda e mi metta nelle peste? Forse, invece che in poche burrasche, dovrei cimentare Ulyxes in molte, in modo da provare la sua resistenza a fondo, allora forse, avendole provate tutte, potrei essere più sereno nell'affidare la mia vita alla barca. Controllo il funzionamento dei due GPS portatili di riserva, il 12XL è a posto, il 45 non funziona, eppure alla partenza l'avevo controllato e andava bene. Lo smonto e trovo una rottura nel vano batterie, per questa ragione non era alimentato. Provo a fare una riparazione con mastice strutturale, un'operazione fine e difficile con la barca che rolla. Però alla fine tutto va a posto. Il GPS funziona di nuovo. Sul tardi altra avaria, il bozzello a violino del boma della trinchetta si rompe per usura. Faccio una riparazione di fortuna usanda della cimetta, per ora va, ma in porto bisogna trovare una soluzione più solida. Percorrenza giornaliera 91. 7 giugno - ventiquattresimo giorno Stanotte il vento ha soffiato da N sui 20 nodi. Prima di mettermi a dormire sono stato fuori, nella notte nerissima, a guardare. Certo che fa proprio impressione vedere Ulyxes lanciata a sette nodi, con tutte le vele che tirano come forsennate, con la coperta di dritta che, occasionalmente, va tutta sottacqua... e io che mi accingo a dormire. Per un verso è da brivido, ma non c'è modo di fare diversamente per un navigatore solitario. Poi ho deciso che da qui all'arrivo farò correre Ulyxes al massimo, se fossi fortunato potrei entrare in porto già domani sera, ma per fare questo bisogna spingere. E spingeremo. Nel cuore della notte, dopo un forte groppo, il vento ha spirato temporaneamente da SW, per cui dovevo cambiare mura. Quando ho strambato il fiocco è successo un gran bordello. La scotta di destra, dopo la reinstallazione del fiocco, non l'avevo più dovuta usare e solo ora mi accorgo che è indirizzata male, scorre sotto il boma della trinchetta e, con tutto il vento che c'è non riesco a reindirizzarla nè a riportare la barca sulle vecchie mure per sistemare le cose con calma. Riavvolgo parzialmente la vela e solo a prezzo di sforzi e acrobazie riesco a sciogliere la gassa della scotta e a reindirizzarla. Ce n'è sempre una nuova. Al mattino il cielo è coperto ma c'è un buon vento da NW sui 20-25 nodi. Le previsioni parlano di un vento sostenuto sino all'arrivo, bene, le ultime miglia le faremo velocemente. Il vento è molto rafficato e il mare formato, faccio fatica a muovermi, non riesco neppure a preparare la colazione, biscotti secchi per stamattina. Meno male che in frigo ho della buona zuppa fatta ieri, dovrò solo scaldarla. Nel pomeriggio il vento và stabilmente oltre i 20 nodi e filiamo sempre a più di sette nodi. Per alcune ore il GPS non riceve buoni segnali dai satelliti e non aggiorna la posizione, mantengo con cura il punto stimato. Se il problema dovesse durare trovare Flores non sarà uno scherzo, specie con la poca visibilità e i piovaschi che abbiamo. Dopo quattro ore di interruzione il GPS rip re regolarmente, meno male. Percorrenza giornaliera 112 miglia. Una forte corrente ci ha defraudato di circa 17 miglia nelle ultime 24 ore, disdetta, potrebbero essere quelle che mancheranno per entrare in porto entro domani sera. 8 giugno - venticinquesimo giorno Alle 04:00 mancano 80 miglia, nelle ultime 8,5 ore abbiamo percorso 51 miglia, il tramonto è appena dopo le 20:00. Possiamo farcela. Continuo a spingere. Siamo di bolina larga e la velocità scende raramente sotto i sette nodi, le onde sono delle montagne, è un mare eccessivo per questi 25 nodi di vento, ce ne deve essere molto più un poco a nord della nostra posizione. Per molte ore sto al timone, Scipio ha difficoltà a controllare la barca con tutto questo mare e vento. Anche io ho il mio da fare per tenere la rotta, se diminuissi la velatura sarebbe più facile ma voglio sfruttare questo bel vento e tentare di ultimare oggi stesso la traversata. Certo che leggere una pressione di 1023 e avere tanto vento è curioso, non credevo fosse possibile. Improvvisamente una delle onde montagnose che arrivano da nord si è trasformata in un enorme frangente, ho fatto appena in tempo a tenermi stretto al palo di destra che una massa enorme d'acqua è crollata sulla barca, il pozzetto è pieno e, brutto guaio questo, il tendalino è sfondato. Senza il tendalino è quasi impossibile vivere col cattivo tempo. Non ci voleva. Posso solo recuperare la stoffa, per fortuna la struttura inox ha resistito ed è intatta. Se non volessi assolutamente arrivare entro oggi queste sarebbero condizioni di burrasca che giustificherebbero una decisa riduzione di velatura e una rotta verso sud per avere le onde al giardinetto. Ma non se parla proprio. A questo punto il giornale di bordo si interrompe, ero troppo occupato per poter annotare qualcosa e vado a memoria. Manca ormai poco. Nel pomeriggio avvisto e perdo varie volte Flores, i piovaschi sono continui, il vento è sempre sopra i venti nodi e ormai sono sicuro di farcela, dormirò al riparo di un porto dopo 25 giorni di traversata non sempre riposante. Avvisto l'estremità SE dell'isola, Lajes e il porto stanno immediatamente dietro la punta. Comincio a preparare la barca, ma la condotta è ancora impegnativa, il mare è molto formato anche se il vento è diminuito, è tra 15 e 20 nodi. Doppio la punta e mi ritrovo in acque un pò riparate, comincio a vedere il frangiflutti del porto. Non ho una carta di dettaglio per cui non so cosa troverò dentro, ma questo, con la luce del giorno, non è un problema. Comincio a vedere le case distintamente. A circa mezzo miglio dall'estremità del molo decido di ammainare le vele. Prima però, da buon marinaio, accendo Giovanni, non vorrei trovarmi senza vele e scoprire che il motore non parte. Tutto bene, Giovanni non fa una piega e la fedele pompa di sentina lo raffredda a dovere. E allora via il fiocco. Mentre ho appena iniziato ad ammainare la randa viene a mancare il rumore del motore. Cribbio. Corsa a spegnere la pompa, se restasse accesa col motore fermo in un attimo si allagherebbe il cilindro che in quel momento ha la valvola di scarico aperta e addio motore. Provo a riaccendere, qualche starnuto e poi più niente. Giovanni è morto. Non posso crederci. Il solito folletto ha deciso di farmi ammattire. Dopo qualche disordinato tentativo di riaccensione comincio a ragionare. Mancano due ore al tramonto, il vento e il mare ci spingono verso il largo, per cui non ci sono pericoli immediati. Posso concentrarmi sul motore. Si tratta sicuramente di problemi di alimentazione di carburante. Apro il filtro. Esce un pò di porcheria ma con la poca luce che c'è, gli occhiali sempre appannati dalla grande umidità, la barca che mi sballotta da tutte le parti, non riesco a capire quanta sia l'acqua contenuta. Spurgo alla meglio il filtro e, facendo girare il motorino d'avviamento, tento di spurgare i ano la nafta agli iniettori. Faccio tutto di fretta perchè il buio sta arrivando e col suo arrivo svanisce la speranza di dormire in porto. Ogni tanto interrompo lo sourgo e tento di mettere in moto. Niente da fare, continua ad esserci acqua nell'impianto di alimentazione e non c'è segno che il problema si stia risolvendo. Mi rendo anche conto che sto sforzando il motorino d'avviamento. E inutile continuare così, non vedo più quel che sto facendo, ormai l'unico possibile risultato è quello che, continuando così, provochi qualche altro guaio, non foss'altro per la fretta e la stanchezza. Mi siedo, respiro profondamente, ingoio la delusione e cerco di accettare con serenità l'idea di dormire fuori dal porto. In fondo, mi dico, sono arrivato. Siamo in acque riparate e non ci sono problemi immediati. Domani a mente fresca e dopo aver riposato vedremo cosa fare per risolvere la questione del motore, al limite entrerò a vela e calerò l'ancora da qualche parte. Da questo momento in poi tutto va per il meglio. Mangio bene (ero affamatissimo), controllo lo scarroccio, è verso il largo. E mi metto a dormire tranquillo, qui so per certo che non c'è gran traffico, in questo porto arriva un ferry da Horta ogni due settimane e certo navigherà di giorno. 9 giugno Mi sveglio fresco e riposato, sono in forma e sento che risolverò il problema. Infatti è così. Mi libero di litri(!) d'acqua contenuti nel circuito, il gasolio che mi hanno dato a Sint Maarten era una vera merda. Spurgo bene tutto e Giovanni, come avesse fatto i gargarismi, riprende a girare regolarmente. Entro in porto, calo l'ancora e godo di un momento di pura felicità. La traversata è davvero completata ed ho portato felicemente me ed Ulyxes alle Azzorre. |